Le giuste proteste di Federalberghi

Le giuste proteste di Federalberghi

Tra gli spazi che i media dedicano al turismo, colpisce sicuramente il carattere quasi periodico degli attacchi di Federalberghi contro qualcosa o qualcuno.

Senza troppo sforzare le meningi, infatti, ricordiamo negli ultimi anni dapprima le vibrate proteste della Confindustria degli Albergatori contro la tassa di soggiorno, poi le legittime richieste al governo di intervenire contro la concorrenza sleale praticata dai B&B, poi ancora le giuste rivendicazioni contro la parity rate praticata dalla OTA ed in ultimo le sacrosante richieste alle autorità competenti per arginare il fenomeno del’abusivismo consentito ed incentivato da websites come AirB&B, HouseTrip, Homelidays.

Stendiamo un velo pietoso sulla tassa di soggiorno i cui proventi vengono impiegati dai Comuni per ogni finalità possibile ed immaginabile tranne per quelle legate al turismo. Facciamo anche finta di dimenticare che, per sua stessa definizione, la tassa sarebbe “una prestazione pecuniaria richiesta al singolo in cambio di una utilità che egli trae dallo svolgimento di un'attività statale e/o dalla prestazione di un servizio pubblico”. Utilità o servizi nel caso di specie assolutamente assenti o per nulla commisurabili al costo della prestazione imposta.

Evitiamo in questa sede anche di discutere di B&B, universo assolutamente variegato che accomuna in una definizione piccole realtà a conduzione familiare e strutture realizzate con investimenti ingenti che offrono servizi di alta qualità, superiori persino a quelli proposti da molti alberghi.

Appurato, pertanto, che sparare sulla Croce Rossa avrebbe margini di difficoltà superiori rispetto a qualsiasi critica della tassa di soggiorno e che il settore dei B&B andrebbe senz’altro regolato da una normativa dello Stato (e non affidata alle singole Regioni) in grado di disciplinarne in maniera adeguata ed unitaria tutti gli aspetti, compresi quelli fiscali e contabili, troviamo piuttosto sterili le ulteriori, recenti polemiche innescate da Federalberghi contro le OTA ed i siti che permettono ai turisti di locare abitazioni da privati.

La posizione di dominio occupata dalle OTA, infatti, più che dalla parity rate è testimoniata dai numeri, impressionanti sotto tutti gli aspetti.

Impressionanti sotto il profilo dei contatti, se è vero com’è vero, che oltre l’80% delle prenotazioni (compreso il 30% di quella dirette) è generalmente preceduto da un click sul sito di una OTA che, quindi, in molti casi pubblicizza gratuitamente l’albergo.

Impressionanti sotto il profilo del fatturato, se si pensa che recentemente Expedia ha acquistato Orbitz per una somma che sarebbe stata sufficiente ad acquistare tutta Federalberghi, compresi immobili e loro proprietari.

Il turismo oggi è questo, viaggia attraverso internet ed offre dati molto precisi come quelli che affermano che la maggior parte delle coppie sotto i quaranta anni si sposta e viaggia prenotando il soggiorno attraverso siti come Homelidays o AirB&B.

Prezzi più bassi, maggiore comodità e, sopratutto, un senso di “sentirsi a casa” anche a centinaia o migliaia di chilometri dalla propria residenza rende più appetibile questo tipo di vacanza per le nuove generazioni, sempre più lontane, soprattutto mentalmente, dai principi della mezza pensione o dalla pensione completa in alberghi alveare.

Fanno sorridere, pertanto, queste proteste verso le OTA, i nuovi colossi mondiali del turismo, che hanno avuto nei confronti dei vecchi tour operators lo stesso effetto del meteorite per i dinosauri (alzi la mano chi quindici anni fa avrebbe previsto tutto ciò) o nei confronti di un fenomeno, quello delle prenotazioni delle abitazioni private, che si va diffondendo a macchia d’olio e senza alcuna possibilità di regresso tra il popolo dei vacanzieri.

Non sembra chiaro a tutti che internet e le sue infinite applicazioni sugli smartphone stanno cambiando il mondo.

Grazie a delle semplici applicazioni gratuite o alla registrazione presso alcuni siti, oggi il proprietario di una abitazione può diventare immediatamente un albergatore così come il proprietario di una vettura può diventare subito tassista mentre altre applicazioni permettono a chi deve compiere un lungo viaggio in auto di vendere i posti in cambio di soldi e quattro chiacchiere. Altre applicazioni ed altri siti permettono a chiunque di essere ospitati gratuitamente sul divano di casa in cambio dell’impegno a fare altrettanto con altri utenti (alzi la mano chi, cinque anni fa, avrebbe previsto tutto ciò).

Ferma restando la necessità di regolarne molti aspetti, riteniamo che questo sia un fenomeno irreversibile oltre che ancora in divenire, contro il quale Federalberghi o chi per lei possa fare davvero molto poco.

Sicuramente più facile immaginare le future riunioni di Federalberghi con, al posto di cinquantenni in giacca a cravatta, ragazzi di venti / trenta anni in jeans, felpa e maglioncino.

 

F.L. Rizzo

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